Gioie degli abissi. Su LEI Style di ottobre 2021.

Ci sono relazioni che spengono. Soffocano la gioia di essere vivi. Mortificano i grandi e i piccoli slanci. E non rimane che un malinconico e depotenziato sentire il mondo. È il caso di una relazione dove un grande IO svilisca l’altro o l’altra, e li renda tanto piccoli da farli stare zitti e fermi, nella miseria cui li abbia destinati. Può succedere però che uno sguardo tanto magico quanto preciso ci trovi, ci riporti su. È lo sguardo che sa scorgere, che separa le tenebre dalla luce, riconosce, dà nomi, cura. Ci riporta su. Come la paleontologa Mary Anning (Kate Winslet) con Charlotte Murchison (Saoirse Ronan) nel film sublime Ammonite – Sopra un’onda del mare (scritto e diretto da Francis Lee nel 2020). Le ammoniti fossili – dimenticate, abbandonate nelle rocce sedimentarie – sono gioielli meravigliosi del profondo, animali di ambiente marino, che racchiudevano un mollusco in spirali di carbonato di calcio e aragonite. Tutte e tutti ci meritiamo uno sguardo sottile, come quello della paleontologa, capace di trovarci, riportarci alla nostra superficie. E mani dedicate, che con cura ed eleganza rimettano in luce strutture, curve e dettagli.
A questi pensieri ben si accompagnano certi vini detti “degli abissi”, perché stanno a evolvere nelle profondità del mare. Vini che non acetificano mai e che hanno caratteristiche eccezionali:
mineralità, note salmastre e floreali, asciuttezza e armonia. Le loro bottiglie si incrostano di conchiglie e altre formazioni, massaggiate dai movimenti bassi dell’acqua, nella compressione, nell’assenza di luce.

E così si può sorseggiare una coppa di Metodo Classico Rosé Pas Dosé Abissi di Bisson, le cui bottiglie sono messe in gabbie metalliche e depositate sul fondale marino a 60 metri di profondità, al largo della Cala degli Inglesi nel Parco Marino di Portofino. Oppure una di Squilla Mantis della Tenuta del Paguro, emerso dai fondali adriatici profondi 30 metri.