Il maestro d’amore. Su LEI Style di Giugno 2021.

Come un germoglio che buca la propria membrana secondo una spinta forte, eccedente e feroce. Tenerezza e ferocia, nell’oltrepassare i propri limiti, in un cammino che proiettiamo su di lui, quando ci innamoriamo del nostro maestro, o di chi si prenda cura di noi.

Noi siamo i fiori e la loro freschezza, il profumo è la nostra dedizione, l’aspettativa bianca con la quale ci offriamo a lui, nostro maestro. “Guardami: sono nuda” scriveva la poetessa Antonia Pozzi, innamorata impossibile del proprio professore di latino e greco. Lui sembra saperci guardare così come siamo in trasparenza, e a lui ci affidiamo perché ci porti alla libertà di essere quel che siamo, guidandoci nella scoperta. Così ci consegnamo alle sue mani, che manovrano con maestria conoscenze ed esperienze, quelle mani con le quali raggiunge il nostro centro misterioso, a noi stesse sconosciuto, e che a lui sembra invece competere. Con ammirazione luminosa, per incantamento, versiamo su di lui un’illusione salvifica, alla quale siamo pronte ad abbandonarci.
Noi per lui siamo “l’oasi davanti alla quale si fermerà a bere”, la giovane Sabina Spielrein (Keira Knightley) per Carl Gustav Jung (Michael Fassbender) in A Dangerous Method di David Cronenberg (2011): lui potrà arrendersi al nostro desiderio ma non andrà oltre, non ci porterà nell’altro continente, non ci darà una casa per restare. Ci lascerà nel sorso proibito, tanto imperdonabile, quanto essenziale a lui per vivere. È proprio qui che fluttuano i petali delicati del biancospino, e le pesche dolci e mature scivolano nel piacere e nella temperatura accogliente della pietra focaia. È questo un calice di Labianca delle Cantine Lvnae, insieme vermentino e malvasia; giovane bianco di mare, che si offre nel suo candore così come nella forza delle montagne di Marmo e di Luni, antico porto Etrusco e Greco consacrato alla Luna.