Il narcisista e come perdersi in un bicchiere di rosso. Lui ci incanta e ci porta a guardarlo dai suoi occhi, scuri non per colore, ma perché spirali magnetiche di attrazione, pozzi notturni sotto cieli stellati. Noi lo guardiamo con gli occhi che lui ci presta. E gli attribuiamo tutte le qualità che lui vuole… Pubblicato sul mensile Lei Style del mese di Febbraio 2019.

Vuole essere innocente? Noi lo scagioniamo. Vuole farci aspettare? Noi lo attendiamo. Lui è il padrone del tempo, dello spazio, delle parole dette e di quelle non dette. Lui ci appare pieno, finito, perfetto, autosufficiente. Grandioso, irresistibilmente potente. In lui vive il centro del mondo, e la sua imponente vitalità ci trasporta, legate strette dal suo fascino, al centro di ogni cosa, con lui. 

Poche possibilità di resistenza

Poche possibilità di resistenza: lui fiacca ogni riluttanza perché ama piacere. E infatti piace, piace, piace. In lui tutto è ordine e bellezza, lusso, calma e voluttà. Lui è un irresistibile rosso premier gran cru di Maremma, un taglio bordolese affinato in barrique dei migliori tonneliers. Un bouquet violaceo di violaciocche marine, lavanda, rose selvatiche, timo e rosmarino; e di bacche scure di ribes nero, e altri frutti come il mirtillo, l’amarena, il lampone; sorbito su velluti porpora e rubino, antichi e morbidi, profumati di pepe nero e fave di cacao. Un sorso che porta in sé la fermezza della macchia mediterranea, rivale del caldo e del mare. Arsa, salmastra, bassa, polverosa. E la notte, le è scura. La macchia di notte strega: rapisce nelle sue forme scure, e le querce possenti, ci invitano a perderci.

Quel che strega nell’uomo narcisista

Quel che strega nell’uomo narcisista è la sua assoluta sicurezza, e soprattutto, la sua (apparente) autosufficienza. Lui basta a se stesso? Ma no! Gli servono i nostri occhi, dediti, che lo guardano e gli restituiscono la sua grandiosità. In effetti il narcisismo è un gioco illusionistico di specchi, come racconta l’antico mito greco. Ma se ci spingiamo più profondamente, al di là della superficie, c’è un altro bisogno, nel narcisista: quello di sentirsi vacillare, perdersi e struggersi per chi resiste al suo incanto, e sfugge disordinandone la quiete. In Il filo nascosto (Phantom thread, 2017), capolavoro di Paul Thomas Anderson, con Daniel Day-Lewis e Vicky Krieps, il protagonista, grandioso e seducente, si apre davvero all’amore soltanto nei momenti in cui è ridotto alla debolezza, al suo nucleo infantile e inerme, e dove la sua donna lo può, non solo accudire, ma anche curare e salvare. Solo in quegli squarci si tempera la sua devastante grandiosità, per opera di lei, Alma, che rischia tuttavia di compromettersi gravemente, sostituendosi a lui nel ruolo del narcisista. 

Ma d’altra parte, non si trattava di un gioco di specchi e riflessi?

Ora quel vino così irresistibile, forte e voluttuoso, è proprio lei.