La sindrome di Rebecca e chi non teme il passato. Pubblicato sul mensile Lei Style del mese di Marzo 2021.

Tutto ci parla di qualcosa che ci precedeva. Nelle parole di lui e dei suoi amici, nei loro sguardi attenti a non tradirsi nel pronunciare il nome sbagliato. Tutto attorno assume la forma simbolica perdircelo … ogni cosa ad un tratto porta la sua cifra, le lettere si compongono, il suo nome prende forma, e appare. È il nome di lei, che c’era prima di noi. Ci si sente inghiottire. Il fantasma del suo passato si prende gioco di noi, scappa, scompare e ricompare e ci chiama a partecipare all’odioso nascondino. Il passato è strano, cioè estraneo: è l’esterno che si infiltra tra noi e ci inquieta. E nel suo movimento verso di noi, il passato perde la sua natura di solido terreno su cui poggiare i passi, e si trasforma in un fondo paludoso e fatale. Come afferrare il fantasma, dare un taglio al passato, riportando la serenità che spetta alle cose trascorse?

Allearsi con il passato

C’è una fase in cui, quando incontriamo un uomo che ha un passato d’amore, non importa se ingombrante, rischiamo di configurare le nostre insicurezze nella sindrome di Rebecca, così come
è descritto esemplarmente in Rebecca – la prima moglie di Hitchcock, e nel suo perturbante remake, Rebecca, diretto nel 2020 da Ben Wheatley, e interpretato da Lily James, Armie Hammer
e Kristin Scott Thomas. Possiamo finire preda di una gelosia ossessiva, senza quartiere, che ci schiaccia sul passato di lui per il fatto stesso, e solo, di essere passato. Rischiamo di perdere, come in Rebecca, il nostro nome, cioè la nostra identità, per annegare in un confronto senza tempo né scampo.
Lui ha vissuto un altro amore, prima, non importa se bello o brutto, importa che ci preceda: il nostro uomo è stato di un’altra. Emozione contrastante, perché sappiamo che nel modo in cui ci
ama c’è tutto il suo passato, le donne che ha amato prima di noi e i suoi desideri per loro. Quando l’uomo che amiamo ci racconta come ha già amato, questa può essere la prima reazione: quella
della chiusura morbosa e ossessiva in un confronto con i fantasmi. Ma se invece accettiamo il passato, ne diventiamo alleate e lo includiamo, sentendo quanto questo renda così unico il
presente, allora ci consolidiamo nel momento che stiamo vivendo e la relazione ha finalmente inizio.