L’uomo “anima gemella”. Antico e nuovo. Su LEI Style di Maggio 2021

L’anima gemella non bussa, lei entra sicura, senza troppo frastuono nella nostra vita e vi si amalgama dolcemente. Aderisce con forza impalpabile, diventa quasi trasparente accanto a noi, per famigliarità e consuetudine. Nessun filtro: ci comportiamo con lui come se fossimo in esclusiva presenza di noi stesse. E passano i giorni, i mesi e gli anni, nella condivisione più silenziosa. Fino a quando, in questo miracolo di fusione quieta, un rischio si insinua e cresce: quello di non sentirla più. Lei, che ci stava accanto nella gentilezza e nella discrezione, improvvisamente viene abbandonata, perché in un istante, dopo tanti anni, la percepiamo come un amico antico, un fratello, un padre, un testimone, insomma, come qualunque profondo affetto, tranne che un eccitante e attraente amato amante. E allora la respingiamo, la lasciamo, e ci rivolgiamo ad altro. La qualità naturale dell’anima gemella tuttavia si spinge oltre: accetta la nostra decisione, non può che comprenderla, farla propria. E la sua vita nascosta prosegue al riparo e al rispetto delle nostre scelte. È come se abbandonassimo l’anima gemella in una vecchia soffitta insieme alle cose che non vogliamo partecipino al nostro presente. Narra una storia che una vecchia botte di buon vino rosso passito e dolce, chiamato recioto, fosse stata dimenticata in un solaio. Nel tepore della dimenticanza e dell’abbandono, quel vino dolce continuò in silenzio la sua trasformazione, soltanto sotto gli occhi inesorabili del tempo. Un giorno, chi lo aveva abbandonato, per caso lo ritrovò, e ne bevve un sorso … Quel vino dolce si era trasformato incredibilmente: aveva continuato a fermentare fino a diventare secco, svolgendo gli zuccheri in alcol: era nato l’Amarone della Valpolicella, vino dal colore antico dei semi della melagrana, d’una grazia talmente fine da scivolare su nastri di velluto dal palato al cuore.   

E così, ad un tratto, per caso, dopo il tempo del distacco, una parola, un profumo, un gesto, ci spalancano la nostra storia, e ci riportano a quell’anima gemella – ormai evoluta nella nostra e nella sua trasformazione – che ri-troviamo e ri-conosciamo.   

Nel film Crazy, Stupid, Love (2011, diretto di Glenn Ficarra e John Requa, e scritto di Dan Fogelman), questo succede a Cal (Steve Carell) e a sua moglie (Julianne Moore), sotto l’azione modificatrice innescata da Jacob (Ryan Gosling), azione che ricade anche su di lui e gli permette di incontrare Hannah (Emma Stone). 

Un brindisi allora! Con un Amarone della Valpolicella, in ampi bicchieri, che possano ben ossigenare la profonda conoscenza: spicchino l’intensità della relazione e la sua struttura complessa, le complicità e le affinità rassicuranti, ma anche l’inaspettata freschezza e la capacità di sorprendere.